I Tamburi di Tricarico e Pietro Cirillo

Musica Live e non solo

Pietro Cirillo decide di valorizzare al massimo il patrimonio musicale della sua terra e così nasce la voglia di incontrare, in un progetto musicale inedito, i Tamburi di Tricarico: un ensemble di  percussionisti che fanno del ritmo ancestrale la loro unica fede. Sul palco tamburi, cupa-cupa, campanacci, strumenti atipici che cadenzano antichi ritmi processionali che producono una vera e propria trance. Una proposta innovativa in cui Cirillo fonde il suo sound con la tradizione di questi percussionisti, le cui origini affondano nella tradizione e memoria di una terra antichissima.I Tamburi di Tricarico rendono in musica le tracce di una terra che non riusciamo a ricordare con le atmosfere che ci è difficile afferrare restituendoci quelle emozioni che noi siamo più capaci ad assaporare. Questo lavoro è da considerarsi non solo una ricerca musicale che analizza in chiave mai retorica le proprie origini, ma una testimonianza sincera ed appassionata dell’esperienza di un mondo arcaico che ancora pulsa nelle vene di tutti noi attraverso le arterie della memoria.I Tamburi di Tricarico si contraddistinguono per alcune sonorità tipiche della loro terra d’origine: cubba cubba, o cupa-cupa arcaico Tamburo a frizione, il cui suono cupo e profondo è provocato dallo strofinio della mano bagnata su una cannuccia cava, legata inferiormente ad una membrana fatta con pelle di animale o semplicemente con una tela. Lo sfregamento della mano sulla cannuccia e le vibrazioni della membrana amplificate dal recipiente determinano scansioni ripetitive assimilabili al ciclo biologico ‘nascita-vita-morte‘.Questi tamburi scandiscono arcaici ritmi agro-pastorali e processionali, legati alla tradizionale raccolta delle olive in terra di lavoro.Il loro “ritmo” nasce da antiche tradizioni lucane e rituali pagani che si ripetevano anche all’aperto per propiziare un buon raccolto e durante le tradizionali fiere e feste agricole. I cupa cupa e i tamburi venivano suonati soprattutto il giorno di S. Antonio Abate il 17 Gennaio che segna tradizionalmente l’inizio del Carnevale che rappresenta un periodo di passaggio e come tale rientra nella diffusa concezione ciclica del tempo (scandita da rituali) che ogni cultura possiede. Durante questo periodo la tradizione vuole che alcuni gruppi di persone girando per le strade del paese intonano canti e balli accompagnati dal suono del “cupa-cupa “e da suoni stridenti di campanacci –tamburi e campanelli. Questi rituali sono concepiti con il preciso scopo di abolire il ciclo di tempo trascorso, ricreare il caos primordiale e preparare il terreno per un altro ciclo temporale. Si svolgono tra vecchio e nuovo anno e sono definiti “riti di passaggio”. Comprendono: canti di questua, purificazioni e mascheramenti.Con l’espressione Il paese del cupa cupa Diego Carpitella indicava la Basilicata nei resoconti delle ricerche svolte negli anni ’50 con Ernesto De Martino e Franco Pinna. A cinquant’anni di distanza, una capillare campagna di rilevamenti ci offre la più aggiornata ricostruzione della musica tradizionale della Basilicata, estesa ai principali paesi della Basilicata.

Pietro Cirillo decides to make the most of the musical heritage of his land and so the desire to meet, in an unpublished musical project, the Tricarico Drums: an ensemble of percussionists who make the ancestral rhythm their unique faith. Tricarico’s Drums make the traces of a land in music that we can not remember with the atmospheres that we can hardly grasp by returning those emotions that we are more able to savor. This work is to be considered not only a musical research that analyzes in an ever rhetorical key its origins, but a sincere and passionate testimony of the experience of an archaic world that still pulses in the veins of all of us through the arteries of memory. Tricarico’s Drums are characterized by some sounds typical of their homeland: cubba cubba, or archaic cupa Fractured tambour, whose dark and deep sound is caused by the rubbing of a wet hand on a hollow straw, linked below to a membrane made with animal skin or simply with a canvas. The rubbing of the hand on the straw and the vibrations of the membrane amplified by the vessel cause repetitive scans similar to the ‘birth-life-death’ biological cycle. These drums articulate archaic agro-pastoral and processional rhythms, linked to the traditional olive harvest in the working ground. Their “rhythm” comes from ancient Lucan traditions and pagan rituals that were repeated even outdoors to propitiate a good harvest and during the traditional fairs and agricultural festivals. The dark cupa and the drums were played especially on the day of S. Antonio Abate on January 17, which traditionally marks the beginning of the Carnival which represents a period of passage and as such falls within the widespread cyclic conception of time (marked by rituals) that each culture It owns.